Il mistero del cadavere sul treno di Franco Matteucci, le indagini dell’ ispettore Santoni

Non c’è limite alla fantasia e alle invenzioni stravaganti nel giallo (che come sottogenere della letteratura con la L maiuscola non potrà mai vincere un premio importante). Ce lo dimostra ancora una volta Franco Matteucci operando una scissione su uno dei suoi personaggi focali, l’ingegnere Tommy Bolton. Proprio perchè il protagonista del male è un genio capace di elaborare portentose invenzioni usando numero e algoritmi ha dalla sua un controaltare evidenziato da Stevenson nel suo Jekill e Hyde: c’è una parte irrazionale che sta anando alla deriva e che produce immani disastri. Questa volta si parte da una ossessione che Tommy coltiva per una sconosciuta signora che abita nella sperduta Valdiluce. Grazie a una microtelecamera da lui brevettata poi finita sperimentalmente dentro un decoder della Platform TV per studiare le reazioni marketing degli utilizzatori, Tommy studiando gli amplessi segreti della Orlandi si ritrova a desiderare e assaporare quelle dinamiche di cui vuole far parte. L’unico modo è recarsi a Valdiluce rompendo anche il contratto della Platform TV che deve subito correre ai ripari per evitare il fallimento dell’ azienda dovuto alla conseguente violazione della privacy. Ma Valdiluce ha già i suoi problemi, tipo Mentina e Alain Bonnet che ha una giovanissima moglie che parla agli alberi e da cui il marito ricava una religione naturalistica che dovrebbe iniziare adepti paganti a scopo di lucro, anche se il tutto è mascherato da spiritualità. E poi a Valdiluce ci sono le vedette, un gruppo organizzato di anziane e annoiate spione che si immedesimano senza autorizzazione nei panni del commissario e che essendo onniveggenti con il passaparola sanno tutto di tutti, come per esempio chi potrebbe avere ucciso la povera moglie minorenne di Alain Bonnet, il fotografo faccendiere che passa da fallimento a fallimento in materie economiche. L’ispettore Santoni è in simbiosi con la natura del luogo e con la neve di questa assurda località che tanti eoni prima si vanta di aver ospitato il passaggio di Annibale, tanto da ingegnare anche il faccendiere Bonnet inscatolando merda archeologica di elefante pur di attirare il turismo locale. Inizialmente abbiamo la riapertura del caso di Franca che dietro segnalazione di una lettera anonima rimanda a precise responsabilità di Bonnet e della sua segreta amante (la Orlandi, oggetto del desiderio dell’ ingegnere americano). Santoni fa l’ennesimo sopraluogo e questa volta il suo fedele cagnolino Romeo trova una gavetta contenente del cibo sospetto. Da qui parte l’indagine anche in concomitanza di una macchina narrativa che vede l’inventore del proiettile intelligente (Tommy ha brevettato anche uno speciale dispositivo che permette alle pallottole di mostrare il loro percorso) sempre più incontinente ai suoi desideri sessuali covati segretamente verso la sconosciuta di Valdiluce. Mentina un ex autista dirottato come fuochista a una leggendaria locomotiva storica che sta per inaugurare un percorso turistico inedito, subito diventa il centro di losche macchinazioni, sotto gli sguardi discreti di una anonima Vedetta (questo il termine usato in un articolo per sottolineare gli spioni anonimi che non volevano raccontare i vizietti privati al commissariato locale) che registra tutto e poi aiuterà il commissario uscendo dall’ invisibilità garantita delle lettere anonime in diretta. Ma l’ingegnere non è solo un genio depresso riccone e depravato: ama il cibo così tanto da costringerlo a commissionare al cuoco locale re del cibo di strada di garantirgli una esclusiva privata a comando per ogni circosatanza e improvvisa incombenza. Ma a questo punto mentre la luce ancora non si accende sulla Berti anche perché il marito è latitante e sembra essersi dato alla macchia (in realtà è custodito dal Mentina in uno dei vagoni della vecchia locomotiva che sta per ripartire) ecco che sucedono altre cose brutte, tipo l’avvenente badante della Berti che successive cronache definiranno illibata malgrado le provocazioni indirette subite dalla casta maschile che verrà ritrovata dentro il fuoco del vin brulè, che è appena servito alla comunità locale per battere un guiness da primati. E come se non bastasse l’ingegnere pagando profumatamente il losco e bieco Mentina riesce a mettere le mani sul suo oggetto del desiderio con effetti devastanti che provocheranno un corto circuito locale. Dal punto di vista della narrazione è interessante come l’autore sia riuscito a fotografare la realtà della montagna in tutta la sua ampiezza, attraverso aromi, profumi, descrizioni, suggestioni, ricorrenze, usi e costumi della comunità locale anche in riferimento alla gastronomia locale. La narrazione è l’evocazione di un universo e questa materializzazione della bianca neve che diventa onnicomprensiva di un tutto sembra essere perfettamente riuscita malgrado una trama che soffra un pò di estremismi folcloristici (nel senso che certe situazioni sembrano proprio iurate al limite per far quadrare il tutto). Indubbiamente Matteucci ha la capacità di entrare nei dettagli con grande accuratezza, ma anche di vedere la foresta olisticamente dall’ alto, offrendo al lettore spettatore un quadro idilliaco della natura ma anche delle nefandezze umane. Ottimo libro, privo di un rigore cinematografico di un Connely in versione minimalista (dove esiste solo quello che serve per mostrare una sequenza video) ma ricco di sproporzioni e di invenzioni al fulmicotone (l’idea di una telecamera in versione mini all’ interno del decoder è super così come quella della pallottola parlante). Insomma genio e sregolatezza che sfidano le regole dell’ equilibrio in cui il personaggio centrale ricco di risorse e anche di figure femminili (oltre che di strani inquilini nel suo alloggio), si destreggia ottenendo risultati performanti nelle sue inchieste basate su poche chiacchiere e molta azioni concrete. Matteucci e il suo Santoni promossi! Matteucci la sa lunga sull’ aria che tira in montagna, rimandamo a questa interessante intervista: https://thrillernord.it/intervista-a-franco-matteucci/

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