Fragile è la notte di Angelo Petrella e il suo eroe Denis Carbone, un piemme duro in perfetto stile hard boiled: voto 8!

umbrianoir

Un noir ambientato nel napoletano perfettamente riuscito, con crepe che si aprono vertiginosamente dalla prima pagina fino a diventare abissi di acqua putrida a fine narrazione. Come sempre accade quando si galleggia in un mare di merda, elemento naturale per un ritrovato poliziotto che si lascia alle spalle insuccessi clamorosi tra cui anche cazzate sentimentali a cause di scommesse truccate, Denis Carbone si muove all’ interno di una grande poesia che solo le location napoletane con le sue luci marine possono instillare e con vite alla deriva di disagiati senza prospettive che fanno da contorno al quadro generale perse su banconi di bar a meditare sul loro tracollo, compresa quella del nostro eroe, che uscendo dal suo mattatoio preferito, il capocabana dove scola bottiglie di Macallan animato da sana autodistruzione, trova una umanità allo sbando. Perché questo libro è ritmo, musica, azione in divenire che esplode insieme al jazz struggente e malinconico dei Baker, Coltrane, Pastorius, Parker. Perché questo libro si muove con una storia perfetta che risponde a una metrica da codice morse studiata al dettaglio, perché questo libro e vita che affonda insieme alle descrizioni di sottofondo di Napoli e vita che si ritrova insieme alle aspettative di persone che sognano ancora un futuro che forse non ci sarà mai e la cui unica medicina consiste nell’ affogare nell’ alcol e nella depravazione di vizi segreti per una infelicità che si prospetta permanente. Il torbido è di casa in questa storia, persino i cipressi nei viali hanno le chiome malate e anche le ali dei gabbiani sono blu una volta a contatto con acqua contaminata da scorie industriali. Free jazz baby, la rabbia di Carbone per un ideale di giustizia che non può permettersi interamente a causa del suo losco passato, si manifesta con un incessante lavorio di scavo e di desiderio di verità che va a scontrarsi con equilibri troppo delicati e piani alti che era meglio non distrurbare. E così i morti crescono con l’ostinazione di chi avrebbe fatto meglio a fare finta di niente sin dall’ inizio, ma ormai il gioco è compromesso, tutti i ponti sono bruciati alle spalle e non può esserci più ritorno, la partita è iniziata e va finita. Denis Carbone che scopre indizi a getto continuo non può più fermarsi anche se qualcuno ha tentato di accopparlo senza riuscirci, il dado è tratto, il marciume va riportato a galla fino alle sue estreme conseguenze, perché troppi ci hanno rimesso la vita a causa del suo lavoro investigativo e non si può più fare finta di nulla. Un eroe spettacolare fatto di fragilità, durezza, disilussioni, amori sempre desiderati e perduti per sempre, perché questo è free jazz baby: controllò per l’ultima volta la pistola, infilò un disco di Charlie Parker e mise la prima, andando incontro alla notte e allo scontro finale contro i potenti nascosti dietro le loro cariche altisonanti. Negli occhi dell’ eroe il buio diventa scintillante come le luci del Vomero e tutto diventa un gigantesco imbroglio, in cui le identità i ruoli e gli attori cambiano continuamente, senza dargli il modo di orientarsi anche per il troppo alcol e medicine trangugiate. Un eore al limite, esasperato come si conviene alla tradizione dei Chandler e degli Spillane e alla loro musica infame. Libro stupendo voto otto e non solo per una vision malinconica: Napoli finiva, a un certo punto. Non tutti lo capivano, ma era così. L’immensa distesa di palazzi, la megalopoli di cemento, macchine, parcheggiatori abusivi, contrabbandieri, uffici, ricevitorie, parcheggi e centri commerciali lasciava spazio alla desolazione della terra devastata, al silenzio di quella ferita tra mare e coste. Unico neo una pagina mancante non stampata con il testo assente a pag 81 nel capitolo tredici: un abominio e un fastidio superato solo con la consapevolezza di avere tra le mani un libro di genere importante.

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