La musica deve commuovere l’uomo intero: i vespri di Claudio Monteverdi (1610) del periodo barocco.

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Calusio Monteverdi (CM) nasce a Cremona nel 1567 e inizia adolescente a comporra musica. Presto da Cremona acquisita una certa popolarità si trasferì alla corte di Vincenzo Gonzaga a Mantova, dove iniziò a scrivere opere liriche. Nel 1607 va in scena l’orfeo e l’anno dopo Arianna. Dopo la morte del duca del 1612 si trasferì a Roma dove presenta al papa i Vespri. Nel 1613 diventa maestro di cappella a San Marco a Venezia. L’incoronazione di Poppea, la sua ultima opera del 1642, è eseguita un anno prima della sua morte. Possiamo definirlo un innovatore anche se non amava essere lodato dalle sue nuove varianti. Lo scopo di tutta la buona musica è per CM toccare l’anima di chi ascolta. I vespri di CM si basano sulla struttura tradizionale del canto piano gregoriano. I Vespri inseriscono musica virtuosistica per cantanti solisti, creando un effetto più energico ed espressivo. L’espressione più libera è integrata da cambiamenti improvvisati e da espedienti scenografici. Da una maggiore rilevanza dell’ armonia nasce una composizione tecnicamente più libera: l’effetto finale è un grandioso suono pubblico che basandosi sulle strutture tradizionali crea un nuovo poderoso stile corale. Questo è il barocco signori! Se analizziamo i vespri di partenza del periodo medioevale, effettuati su base polifonica con timbri di voce tutti uguali accompagnati dall organo, qui abbiamo la presenza di più strumenti come clavicembali e liuti. Mentre nella prima pratica la sperimentazione era assente, qui la voce solista e le armonie possono liberamente spaziare verso nuove frontiere. Per sottolineare l’importanza di questa portentosa invenzione (i vespri per l’appunto) dobbiamo fare un salto avanti alla creazione di questo poderoso effetto corale, peculiarità del barocco, nel settecento per incontrare Bach e Handel. Ci fu anche chi si arrabbiò contro questo rivoluzionario modo di esprimersi. Lo scrittore Giovanni Artusi si scaglio contro la musica di Monteverdi, ritenendo che l’uso della dissonanza e della varietà scoordinata con le sue cadenze irregolari fossero deplorevoli. Ma per CM un testo si poteva rappresentare in molti modi, anche diametralmente opposti, a condizione di seguire un filo logico coerente durante l’interpretazione espressiva. Come si conveniva all’ epoca i Vespri furono presentati a Paolo V sperando probabilmente di ottenere altri incarichi. Dal punto di vista stilistico per esempio nella terza antifona, Duo Seraphim, due angeli si chiamano da una parte e l’altra dell’ universo e per creare squilibrio i cantanti usavano un effetto eco alterato: per esempio la parola gaudio del primo angelo diventava audio per il secondo, creando una variabilità asimmetrica. Certo era che per i Vespri, composti in onore della vergine Maria, richiedevano per essere cantati almeno dieci personaggi a cui si accompagnavano numerosi strumenti. Inoltre c’è da sottolineare come ai tempi del barocco la musica aveva in Venezia un punto di riferimento costante, non solo per i grandi compositori ospitati come CM e Vivaldi per esempio, la cui fama era pari a quella di pittori come Tiziano, Bellini e Tintoretto, ma anche perchè il teatro lirico di San Cassiano, primo in Italia, creò una schiera di appassionati e un flusso poi continuato negli anni a venire, dove Venezia divenne palcoscenico ideale per gente del calibro di Rossini, Wagner, Verdi, e in tempi più recenti di musicisti prestigiosi come Stravinsky e Britten.

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